Scritto con molto mood da Aldo il giorno 1 febbraio 2012
Ecco la terza ed ultima parte della mini-guida relativa alla realizzazione e produzione di un videoclip musicale. Potete trovare le parti precedenti qui:
In quest’ultima parte, invece, affronteremo il lighting, gli effetti speciali, il compositing e l’output finale, ottenuto tramite il rendering. Buona lettura!
Scritto con molto mood da Aldo il giorno 28 gennaio 2012
Il successo di un gruppo indipendente non deriva solo dalla musica che fa, ma anche dall’immagine che il gruppo dà di sé: con, ad esempio, un buon bootleg, un bell’artwork o un bel foto book, ma anche e soprattutto con i videoclip è possibile gestire questo aspetto e raggiungere i risultati desiderati …
Poiché da poco è stato pubblicato il primo videoclip ufficiale dei Mai Personal Mood, Bluette, perché non discutere di come si fa un videoclip musicale? Come nasce, come si sviluppa e come scegliere la tipologia di clip da produrre?
Bene, partiamo da zero e proviamo a capirci qualcosa.
Punto primo: il videoclip deve diventare il vestito del brano scelto, deve legarsi perfettamente ad esso. Le immagini devono raccontare le stesse sensazioni che esprime la musica in questione. Anche senza audio i frames devono rievocare quanto più possibile i suoni del pezzo. Ad esempio, considerando l’atmosfera giocosa di Bluette è stata scelta come tecnica l’animazione Flash, facendo recitare characters 2d anziché attori reali.
Ma andiamo con calma: l’argomento è vasto e perciò, al fine di rendere tutto più chiaro e semplice abbiamo diviso questa guida alla produzione di un videoclip in 6 step fondamentali.
Scritto con molto mood da Francesco il giorno 20 gennaio 2012
Vi ricordate dello stylophonepresentato qualche mese fa? Bene, qualche mese dopo eccovi suo fratello, lo stylophone beatbox.
Cos’è?
È una piccola drum machine che si tiene sul palmo di una mano, proprio come lo stylophone, in grado di creare cose molto belle se usata bene: bei bassi, batterie old school ecc. ecc.. Mettiamo le cose in chiaro: come la maggior parte degli stylophone, il prezzo non è assolutamente alto: circa 25€ per un giocattolino davvero niente male (update: qui lo trovate addirittura a soli 15€ )
Scritto con molto mood da Andrea il giorno 17 gennaio 2012
Che le misure non contino pare sia una cosa assodata, o almeno così si dice … In ogni caso il Monotron «Analogue Ribbon Synthesizer» pare confermare il detto. Ora è il momento di raccontare l’approccio a questo strumento partendo dal rientro in studio …
Il nuovo arrivato è un Monotron !
Ultimamente si è tornati in studio per iniziare a fare i conti con i brani che finiranno nel disco… Ovviamente iniziare una nuova produzione significa migliorare e se necessario cambiare alcuni elementi che hanno contraddistinto la precedente produzione.
Noi abbiamo cominciato dalla sonorità: elemento cardine che curiamo al dettaglio da sempre, la scelta timbrica degli strumenti e conseguentemente il suono degli stessi è una delle cifre stilistiche che rendono un gruppo riconoscibile.
Insomma si è entrati in studio e si è detto: bene, mettiamo le mani sul vecchio amico Theremin e sul nuovo arrivato Monotron.
Il Monotron, prodotto da Korg, è un sintetizzatore analogico a tutti gli effetti, racchiuso in una scatoletta dalle dimensioni di un iPhone o di una Psp portatile. Pare un giocattolo quindi, ma in realtà è in grado di sprigionare un suono pazzesco tipico dei grandi synth targati Korg.
Entriamo nel dettaglio (senza esagerare ovviamente): il Monotron, «Analogue Ribbon Synthesizer» come specificato sul sito della casa produttrice, è costituito semplicemente dagli elementi base della sintesi analogica:
un oscillatore (Vco),
un filtro (Vcf),
un LFO che può controllare (attraverso due modalità) Pitch e Cutoff.
Ha un’ uscita cuffie (mini jack) e un ingresso Aux che può rendere il Monotron un filtro per segnali esterni. Non ha tasti perciò si suona con un controllo «Ribbon», ovvero una specie di nastro sensibile al tocco delle dita o per gli amanti della precisione (sempre se si beccano le note) con una classica pennetta da touchscreen.
Veniamo a cose più interessanti (i pipponi tecnici li trovare su altri blog): a noi piace utilizzarlo sfruttando le frequenze basse prodotte dal pitch dell’oscillatore, come se fosse un synth bass, per poi smanettare con il rate sulla modalità LFO.
Otteniamo un suono grezzo e deciso che prodotto da una macchinetta di queste dimensioni sembra una presa per il culo!
Ecco un sample esportato apposta per voi da uno dei nostri esperimenti:
Se anche voi volete smanettare con la sintesi sottrattiva a basso costo consigliamo di acquistare un bel Korg Monotron su amazon!
Concludendo
Bè, noi vi invitiamo ad aspettare l’uscita delle nuove songs, ascoltare per credere insomma … Intanto sappiate che i malati della Korg hanno da poco messo al mondo il Monotribe, altro gioiellino che appena capiterà fra le nostre mani finirà su questo blog e altre due versioni del Monotron di cui vi parleremo a breve !
Se volete farci un bel regalo, potete acquistarlo qui, e consegnarcelo (anche a mano, no problema) ! Tuttavia già sappiamo che, non appena provato, lo terrete per voi…
Ah dimenticavo una cosa troppo figa: il Monotron ha un piccolo altoparlante, per cui se siete in metro e volete rompere le palle a qualcuno può diventare uno strumento fastidiosissimo ed efficace per allontanare eventuali pericoli
Scritto con molto mood da admin il giorno 24 dicembre 2011
In molti si sono chiesti se un video dei Mai Personal Mood fatto a dovere, girato bene, in alta qualità, con una bella storia, uscisse mai. C’è voluto un po’ di tempo, un tempo finalizzato per lo più alla produzione del video, un video certamente non tradizionale: si tratta di un cartone animato. Abbiamo pensato che l’atmosfera di “Bluette” fosse quella più adatta ad un’interpretazione giocosa affidata ad immagini animate. Bluette, non a caso, è stato il singolo del nostro Ep “L’Heure dEPart” uscito a Gennaio 2011 (Forears Debut).
Il video ha la regia e il montaggio di Andrea Castellani, animatore dello studio Cartobaleno che da anni opera nel settore dell’animazione. Non sono mancate le operazioni fatte in casa che contraddistinguono l’ambito indipendente: le animazioni sono a cura di Aldo Leo (il nostro batterista), ed altri amici: Claudia Weber e Tania Sandroni, hanno dato man forte nei vari step della realizzazione.
Il soggetto è opera nostra, rispecchia l’idea che è alla base della canzone, si riferisce quindi alla difficoltà di avere un rapporto giocoso con la vita in età adulta. Il protagonista, un business man alienato nel grigiore di giorni tutti uguali, avrà modo di ricredersi…
L’uscita è stata programmata come una sorta di regalo natalizio, di conseguenza consigliamo di cliccare «play» con un buon panettone, un bel camino acceso e lo zio ubriaco a fianco (c’è n’è sempre uno a Natale).
Buona visione e tanti auguri!
Mai Personal Mood
p.s.: fateci sapere cosa ne pensate tramite i commenti o sulla nostra pagina facebook.
Scritto con molto mood da Michele il giorno 27 agosto 2011
Canosa, 10 Luglio 2011. Ore: 15.30. Via Dante Alighieri, Saletta dei Mood. Siamo pronti a partire, in ritardo come al solito … Ad ogni partenza saltano fuori, all’ultimo momento, come sempre, miliardi di cose da fare. Ma va bene. Matteo guida. Andrea si è già tolto le scarpe appena salito in macchina perché il furgoncino è un po’ casa nostra. Aldo ha caldo come al solito; come dargli torto: fuori cisaranno 50 miliardi di gradi !!! Ciccio ha le sue medicine. Ed io mi cago sotto perché domani ho un esame all’università … Ok si parte: destinazione Matera! Ci aspetta lo Smart Reloaded Festival !!! The Suburbs è già in play e ci ispira che è una meraviglia. 15 minuti dopo squilla il cellulare, è radio Sherwood per l’intervista. «OHMATTE’ ACCOSTACHENONSISENTEUNCAZZO!» E quindi facciamo l’intervista nella piazzolla di sosta: spettacolo!!! Mentre Andrea risponde alla domande dietro ci facciamo i gavettoni. Sulla strada incrociamo la fabbrica Bluche è stata una delle fonti di ispirazione del titolo di Bluette.
Arriviamo a Matera e fa un caldo bestiale. Ci inoltriamo nel rione sassi che credevamo di conoscere così bene e invece … Giriamo l’angolo e ci troviamo una splendida piazzetta: palco, a sinistra una chiesa che si affaccia direttamente sulla gravina e a sinistra i sassi. Facciamo il check dopo aver aspettato che finisse la messa (nella chiesetta di cui sopra) e poi ci rilassiamo prima del live. Birra, amici vecchi e nuovi e un po’ di studio per me con relativa presa per il culo generale. Ah ci scappa pure un sano “crapandaun” visto che finalmente mi sono tagliato i capelli. È il nostro turno, saliamo sul palco. Gli attimi che precedono il live sono sempre molto concitati: bisogna collegare i Synth al mixer ed alla scheda audio, accordare le chitarre, sistemare i suoni degli ampli, settare la batteria, provare che sia tutto posto. Il primo pezzo è Bluette e la scaletta corre via veloce e si chiude con la coda sperimentale di un nuovo pezzo (il vecchio e il mare). L’apice emozionale è sicuramente su Senza costume, un nuovo pezzo che abbiamo suonato anche fuori dal “Vicolo cieco” in stile Beirut (come ci è stato fatto notare). Mentre suoniamo alzo gli occhi al cielo e mi lascio trasportare dalla magia della situazione. Il palco, le luci, la gente e i sassi illuminati. Una fusione tra tradizione a contemporaneità che non ha pari e che mi trasporta in una specie di trance da cui mi sveglio solo a fine pezzo. Il live finisce tra i complimenti di amici e persone che ci hanno ascoltato per la prima volta. Siamo molto contenti e soddisfatti di tutto. Carichiamo il furgoncino e usciamo dal rione sassi, dopo aver inutilmente cercato di aiutare i Sismica, uno dei gruppi che suonava al Festival e che aveva problemi con la macchina (tranquilli alla fine sono riusciti a tornare a casa). Partiamo con tutte le immagini di una bellissima serata passata in un posto fantastico che ci ispira incredibilmente ad ogni visita ben strette nelle nostri menti.
Tornati a Canosa si scaricano gli strumenti e ci si saluta. Ma per me l’11 luglio è appena iniziato, mi attendono poche ore di sonno, un viaggio per Roma e l’esame. Ma questa è un’altra storia …
Scritto con molto mood da Andrea il giorno 16 luglio 2011
Nel post precedente abbiamo parlato di vst intruments in riferimento a synth specifici, ma come accennato esistono, e sono molti, plug-in di effetti, chiamati vst effects, che possiamo in ugual modo associare alle nostre traccie audio/midi.
Vst Effects
Partiamo subito citando i plug-in vst effects più utilizzati: si tratta del pacchetto Waves al cui interno troviamo equalizzatori e compressori di efficacia sorprendente.
Relativamente ad effetti quali distorsioni, riverberi e delay, una recente scoperta è stata l’Ohmicide (un nome fantastico) della Ohm Force, una distorsione potentissima su diverse bande che genera dei feedback aggressivi e rumorosi.
Personalmente non ho esitato a provare l’effetto su suoni di electric piano piuttosto che di chitarre ed ho ottenuto dei risultati sorprendenti: suoni «grossi e distorti» che riescono comunque a mantenere la timbrica del piano elettrico.
Piano Feedback con Ohmicide
Questo suono è stato realizzato con un comune electric piano della libreria Electric (Ableton Live) a cui è stato associato un delay e l’Ohmicide in questione.
Il consiglio è di non perdere la testa, provare quello che ritenete necessario e badare sempre alle proprie esigenze cercando di ovviare ai classici utilizzi, solo così potete scoprire nuovi mondi sonori, territori segreti e sconosciuti …
Scritto con molto mood da Andrea il giorno 8 luglio 2011
L’argomento di questo post sono i plug-in vst, in particolare i vst instruments.
Chi ha un pò di dimestichezza con i software di produzione musicale sa che prima o poi deve confrontarsi con lo sconfinato mondo dei plug-in e sa che ci perderà la testa: «Cazzo milioni di suoni, milioni di drum machine, milioni di synth, milioni di effetti !».
Cosa sono i plug-in ?
I plug-in sono dei componenti aggiuntivi, ovvero dei veri e propri strumenti che aggiungiamo al nostro software in base alla tipologia del loro utilizzo.
Possiamo dividere questi strumenti «aggiuntivi», i plug-in vst, in due categorie basate sulla loro funzionalità: la prima è relativa agli «instruments», di cui parleremo in questo post; la seconda ai cosi detti «effects» di cui parleremo nel post a seguire …
VST Instruments
In campo prettamente tecnico, in relazione alla prima categoria, si parla di vst, che sta per Virtual Instrument, o se volete vst instruments; lo standard introdotto da Steinberg che permette l’utilizzo e la connessione mediante segnali Midi fra software e hardware. Piccola nota: oltre a questa categoria troviamo anche gli AU (Audio Units) relativi al sistema operativo Mac OSx e i RATS (Real Time Audio Suite) per i sistemi Pro Tools.
Dopo questo pippone immenso, siccome a noi piace suonare e non raccontare le cose che potete trovare su wikipedia andiamo al dunque, si parte con i vst instruments (occhio che ci sono anche degli esempi concreti) …
Scritto con molto mood da Francesco il giorno 28 giugno 2011
Lo stylophone (in italiano: stilofono) è un piccolo strumento musicale che ogni musicista dovrebbe possedere. Perché? Eccovi un breve elenco di motivi stupidi e non.
Esistono piccoli strumenti musicali in grado di cambiare il senso di un pezzo, a livello creativo, in fase di arrangiamento o di esecuzione live… Piccoli strumenti musicali possono fare grandi differenze… Sarete poi voi a decidere se vale la pena utilizzarlo o no.
Stylophone: storia e curiosità
Lo stylophone è stato inventato nel 1967 da Brian Jarvis ed ebbe fin da subito un grande successo, infatti, furono subito venduti circa tre milioni di esemplari sotto il marchio Dubreq. Successivamente, grazie anche al testimonial pubblicitario dello strumento, il musicista Rolf Harris lo stylophone incrementò le sue vendite e venne presentato soprattutto come strumento musicale giocattolo.
Fu commercializzato come «organo elettronico tascabile» e chiunque poteva suonarci senza alcuna formazione musicale; avere lo stylophone negli anni 70 era una moda, il giocattolo musicale che ognuno aveva in casa, inizialmente molto attraente, ma in ultima analisi come in molti raccontano, destinato alla pattumiera …
La storia legata alla vendita velocissima dello strumento verrà infatti ricordata come una storia di successo per il marketing.
Dopo anni di silenzio, proprio come accadde per il theremin, lo stylophone torna alla ribalta con versioni moderne e anche più economiche.
Cos’è? Come funziona? Come suona lo stylophone?
È uno strumento musicale molto piccolo, si tiene sul palmo di una mano.
A livello elettronico è formato da pochissime componenti quali una tastierina metallica collegata attraverso un resistore ad un piccolo oscillatore interno.
La cosa bella di questo strumento? Lo suoniamo con una pennetta legata ad un filo, esatto: appena poggiamo o trasciniamo la penna elettronica sulla tastiera metallica dello strumento, questo suona.
Possiamo scegliere inoltre, tre tipi di suoni: classic, synth o bass e scegliere grazie ad uno switch presente a sinistra della tastiera un suono «dritto» o «vibrato».
Ecco stylophoniac, un piccolo e simpatico documentario a cura di Brett Domino … Guardate!
Un ulteriore documentario da non perdere a riguardo è Motherboard Stylophone, parte I e parte II (cliccando su questi link potrete comodamente guardarli qui!), in cui parla direttamente il suo ideatore, Brian Jarvis.
Chi lo usa?
Sono molti i musicisti che hanno utilizzato lo stylophone in passato e che lo usano tutt’ora.
Ecco qualche nome: David Bowie ha usato lo strumento in molti suoi brani ad esempio Space Oddity, i Kraftwerk per Pocket Calculator; mentre in Italia Morgan lo utilizza durante i suoi live.
È tutto (o quasi) gente, lo stylophone può piacere o meno, c’è chi lo considera uno strumento musicale molto interessante e chi pensa sia semplicemente un giocattolo: noi preferiamo la prima! Voi invece ?
Dimenticavo, tra le tante versioni fisiche dello strumento disponibili, c’è anche un’applicazione per Iphone che riproduce molto fedelmente il suo suono!
Divertitevi quindi a suonare e un giorno ci ritroveremo sul palco soltanto con i nostri iPhone: cosa positiva o negativa? Diteci cosa ne pensate a riguardo! Di sicuro vorrebbe dire non «stracaricare» il furgoncino di strumenti musicali e viaggiare più comodi …
Ora vi lascio divertitevi ascoltando questo brano di Brett Domino (prestate attenzione a cosa accade al minuto 4:26).
Ah, infine, nel caso vogliate acquistarlo, sappiate che al momento è in vendita (a soli 15€ circa) con un super sconto lo stylophone originale «The Original Pocket Electronic Organ» con alcune migliorie !